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20 settembre 2019

31-08-2012 11:08 Ugo Barilli
I docenti, una grande risorsa
Si fa un gran parlare, e scrivere, della qualità dei docenti.

In particolare diversi commentatori, anche autorevoli, “puntano il dito" sugli insegnanti e sostengono che la qualità media dei docenti che insegnano nella scuola italiana sia inadeguata alle effettive esigenze educative.
Mi sembra che si tratti, in molti casi, di giudizi superficiali e disattenti, che non colgono la realtà delle cose.

Certo non si può ignorare, fra quelli abilitati, la presenza di docenti non qualificati all’insegnamento, come peraltro non si può ignorare la presenza di docenti qualificati, fra quelli purtroppo non abilitati. Credo si tratti di un fenomeno abbastanza fisiologico, comune a molte categorie professionali, in particolare a quelle appartenenti al pubblico impiego.

E non si possono neppure ignorare i risultati formativi preoccupanti, in diversi casi anche disastrosi, conseguiti sempre più frequentemente dalla scuola italiana, che consegna i giovani sempre più impreparati alle sfide della vita e del mondo del lavoro.

Tali risultati sono certamente dovuti anche alla cattiva performance di molti docenti, ma sono soprattutto imputabili ad un sistema scolastico inadeguato del quale anche i docenti, così come gli studenti, sono vittime.

Un sistema in crisi di idee, di valori e di identità, che non investe sulla formazione, non remunera l’impegno, non premia il merito e non riconosce il prestigio dei docenti.

Un sistema sempre più appiattito verso il basso, che non stimola e anzi demotiva profondamente i docenti, molti dei quali “tirano a campare”, ormai disincantati e disillusi.

Un sistema retto “di peso” da quei dirigenti e da quei docenti che, nonostante tutto e fra mille difficoltà, riescono ancora a lavorare con impegno e passione e che, in qualche modo, consentono alle scuole di sopravvivere.

Vogliamo una maggiore qualità dell’insegnamento? Non puntiamo il dito solo sui docenti. Puntiamolo sul sistema scolastico.

E realizziamo, al più presto, un nuovo sistema educativo che ponga al centro gli studenti e i docenti e crei le condizioni ottimali per l’insegnamento e l’apprendimento. Un sistema che investa sullo sviluppo delle competenze, che riconosca l’impegno e premi il merito.

Un sistema in grado di isolare i docenti non qualificati e di selezionare e motivare i docenti qualificati, sviluppandone le capacità e le competenze.

Solo a queste condizioni sarà possibile dare un giudizio corretto ed obiettivo sulla qualità dei docenti e dell’insegnamento. 

I docenti sono una grande risorsa. Valorizziamola.



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Tutta colpa del sistema? I sistemi sono fatti da persone.
1) In Italia, il ricambio generazionale dei docenti si è bloccato da troppo tempo e la nostra scuola "è vecchia" con l'età media dei docenti più alta in europa. (Rilevazione "Fondazione Agnelli 2012")
2) Gli ultimi concorsi per accedere all'insegnamento sono stati "riservati" ovvero indetti per ragioni sindacali. Concorso riservato significa "concorso facilitato" e quindi la qualità dei docenti immessi è stata decisamente bassa.
3) Fino a pochissimo tempo fa all'insegnamento potevano accedere migliaia di laureati (sebbene nella scuola primaria siano ancora minoritarie le maestre laureate) senza aver sostenuto un solo esame di psicologia dell'età evolutiva o pedagogia che dir si voglia. Risultato: ingegneri, geologi o umanisti, di fronte a un adolescente medio italiano/straniero, non posseggono l'ABC comunicativo fondamentale per poter far sì che le conoscenze e le competenze (e qui si aprirebbe un capitolo enorme sulla qualità di tali conoscenze) possano interessare ed essere recepite come minimamente utili alla propria formazione: il 78% degli studenti italiani reputa ciò che si apprende a scuola come "utile solo ai fini del titolo per poter uscire al più presto dalla scuola.
4) L'aggiornamento praticamente non esiste, complice un sindacato "delirante" che parla di "aggiornamento come diritto" e non come dovere!! Contrattualmente nessuno deve aggiornarsi, non è obbligatorio: chi si aggiorna lo fa per ragioni del tutto personali e a sue spese e non è riconosciuto in termini di avanzamento nè di carriera nè di stipendio. (Andreste da un qualsiasi dentista o cardiologo o dermatologo o commercialista il cui ultimo aggiornamento risalisse a 10 anni fa?) Eppure nella scuola....
4) 13 anni fa le scuole diventavano autonome. Vi sarebbero strumenti normativi molto potenti per far sì che ogni scuola, dal punto di vista organizzativo, potesse rispondere meglio alle esigenze dei propri studenti: orari diversificati, materie da potenziare, percorsi specifici. Di tutto ciò non si vede nulla perchè le dinamiche organizzative delle scuole (e qui entrano pesantemente in gioco le persone che "fanno" la scuola) sono tutte tese a garantire il minimo disturbo per i docenti (giorno libero quando vogliono, orari compatibili con asilo/palestra/marito/figli, il minimo disturbo per i genitori (orari di consegna e di riconsegna) e in minima parte si pensa ai ritmi e alle esigenze degli studenti, che infatti reagiscono sempre più distrattamente alla scuola. Hanno capito che vanno in un posto che non è pensato per loro ma per altri: per dare stipendi, per non causare troppi intralci. Un mondo di adulti "vecchi" che non vogliono essere troppo disturbati. E i risultati si vedono.

31-08-2012 13:22 Alberto Vellani
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